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ilrompiscatole
 
 

25 maggio 2015
Ascesa e caduta di una pessima idea

Prendendo a prestito una delle più dozzinali battute da commedia cinematografica low coast, possiamo affermare che la giornata di ieri ha portato nel mondo una notizia buona e una cattiva: la notizia buona è il travolgente successo di Podemos alle amministrative iberiche, quella cattiva l’altrettanto robusta vittoria in Polonia di un presidente nazionalista e russofobo. Il tratto comune di entrambe le notizie però è che sia Podemos sia i nazionalisti polacchi hanno posizioni fortemente euroscettiche. Il che vuol dire che siamo già a tre: prima la Grecia, ora la Polonia e la Spagna. Con tutto il rispetto, è evidente che non stiamo parlando di Andorra e Lussemburgo. Di conseguenza, fossi nei panni di Juncker e co. comincerei seriamente a preoccuparmi.

Il perché è molto semplice e manifesto persino al più distratto spettatore di vicende europee. Sta franando un sistema di potere messo in piedi all’indomani della caduta del muro di Berlino. Un sistema di potere basato sul controllo degli Stati nazionali e teso ad esautorare la politica e i politici eletti democraticamente in quegli Stati nazionali , attraverso la ridefinizione del loro ruolo in termini di ancillare vassallaggio ad organismi sovranazionali non eletti da nessuno ed espressione di grandi potentati economico-finanziari.

Per attuare in pieno questo progetto si rese necessaria all’epoca una ridefinizione anche della Comunità europea, dei suoi compiti e delle sue finalità, andando oltre ciò che si erano proposti negli anni cinquanta i padri fondatori. E’ risaputo che la Cee è nata per un motivo occulto ed uno palese. Quello palese si può ricondurre alla necessità di stimolare la collaborazione tra le economie dei Paesi aderenti per migliorare la competitività e la circolazione delle merci. Quello occulto (ma in fondo neppure tanto) si può invece compendiare nella frase: "mai più guerre in Europa tra Francia e Germania".

Entrambi gli obiettivi sono stati pienamente raggiunti dalla vecchia Cee, la quale avrebbe potuto continuare senza problemi o scossoni ad essere quello che era, risparmiandosi le mutazioni genetiche avvenute dal 1992 in poi, se nel 1989 non fossero crollati come castelli di carta tutti i regimi comunisti dell’Europa dell’est.

A quel punto, infatti, l’ingordigia del capitalismo corsaro ha prevalso sul raziocinio e sull’esigenza di non impoverire le popolazioni europee perseguendo strategie economiche indecentemente liberiste. Del resto, gli esempi della reaganomics in America , con la sua deregulation selvaggia, e del lungo premierato della Thatcher in Inghilterra, erano troppo ghiotti per non provare a mutuarli anche nel resto dell’ Europa occidentale. Ma fino al 1989 non si erano ancora verificate le condizioni per mettere in atto questo cambio di rotta radicale rispetto ai sistemi di welfare seguiti fino ad allora nel Continente da quasi tutti i governi , compresi quelli conservatori. Col muro di Berlino e la successiva conferenza del WTO cambia tutto: ad est si spalancano praterie di facile profitto. Un mercato enorme, con milioni di persone ansiose di testare i modelli occidentali, spedendo in soffitta il dirigismo dei vecchi regimi, e milioni di lavoratori conseguentemente disposti, volenti o nolenti, ad accettare retribuzioni decisamente inferiori a quelle- frutto di anni di lotte sindacali- percepite dai loro colleghi occidentali , si consegna così armi e bagagli alla scuola di Chicago e ai suoi aedi. Per i santuari europei della ricchezza è una vera e propria gallina dalla uova d’oro, che ha dato l’opportunità di moltiplicare all’infinito le rendite, delocalizzando i centri di produzione laddove l’operaio costava meno, i sindacati erano inesistenti o comunque fortemente anestetizzati, i nuovi governanti liberali proni ai voleri e ai capricci del capitanato d’industria e dei banchieri suoi mandanti.

La famosa conferenza sulla globalizzazione dieci anni dopo ha poi fornito l’indispensabile patente ideologica alla trasformazione della Cee in una loggia massonica in mano a pochi "gran maestri": la rinunzia alla sovranità nazionale e la contestuale delega alle cupole tecnocratiche era indispensabile – dissero - per consentire all’Europa di affrontare nel miglior modo le sfide della globalizzazione e l’ agguerrita concorrenza delle rampanti economie asiatiche e sudamericane. Una colossale boutade, smentita in seguito da fior di economisti non allineati al pensiero unico dei sacerdoti del culto della Dea UE.

C’era a quel punto solo un ostacolo che si frapponeva al disegno eversivo neocon delle destre borghesi eurocentriche: la democrazia. La cara, vecchia , malandata e maltrattata democrazia. L’altra figlia, insieme al libero mercato, della cultura liberale. Quella ribelle.

In tutti i Paesi occidentali , le democrazie parlamentari erano infatti da decenni le uniche forme di governo esistenti, accettate e largamente collaudate. Un bel problema per chi a fine anni ottanta si è proposto di addomesticare il consenso e spuntare gli artigli della volontà popolare. Un problema risolto con l'invenzione truffaldina dell'Unione europea, ossia di un più stringente vincolo tra i soggetti- vecchi e nuovi - aderenti alla Comunità che – con la scusa di una forte integrazione economica prodromica ad una integrazione politica- condizionasse pesantemente le scelte dei singoli Paesi, costringendoli a smantellare le voci solidaristiche dei propri bilanci, a ridurre pesantemente gli apparati pubblici , a privatizzare i servizi alla collettività, a tagliare stipendi e salari, a liberalizzare le attività economiche sottraendole a controlli e verifiche degli organi statuali.

Chi ha progettato e messo in atto questo disegno contava probabilmente su due fattori per la sua piena riuscita: la fragilità della classe politica, soprattutto quella dei Paesi dell’Europa mediterranea, e la venerazione che suscitava fino a poco tempo fa il nome Europa. Una venerazione che ha fatto digerire di tutto agli elettori del Continente: dalla chiamata alle urne per l’elezione di un organismo comunitario pletorico e sostanzialmente inutile (perché del tutto incapace di incidere nelle scelte di quelli esecutivi) come il Parlamento europeo alle strigliate di Commissioni e troike varie nei confronti di ogni iniziativa nazionale che non fosse pienamente allineata con i loro dogmi di bilancio, dall’imposizione alle attività imprenditoriali e commerciali dei singoli Paesi di lacci e lacciuoli spesso francamente ridicoli, quando non palesemente rivolti a favorire una particolare economia rispetto alle altre, all’ingresso quasi forzato nella moneta unica, deciso senza consultare minimamente coloro che la moneta unica l’avrebbero usata e subita: i cittadini europei.

Ma fino al 2008 ai boiardi del complotto eurocratico e ai loro scherani è andato bene tutto o quasi. Le forze politiche critiche verso la costruzione europea si contavano sulla punta delle dita e ideologicamente erano tutte riconducibili alla destra xenofoba e nazionalista. La musica è cambiata con la crisi dei mutui subprime. A quel punto, i visitor della confraternita creditizio-borsistica, insieme all’unico Stato che ha sempre e davvero beneficiato del processo di integrazione europea (la Germania), hanno gettato la maschera e si sono rivelati per quello che erano sempre stati: rettili. Pure parecchio pericolosi.

Da allora, però, è anche iniziato quel processo inverso di ribellione e di riaffermazione dal basso della sovranità nazionale che ha condotto al trionfo di Tsipras in Grecia e di Podemos in Spagna. Insomma, la vecchia, cara, malandata e maltrattata democrazia si è ripresa la scena e pare intenzionata a non lasciarla più. A questo punto gli strozzini sono avvisati: gli usurati hanno perso la pazienza. Sarà forse il caso di rivedere quella criminale idea di trasformare l’Europa in una riedizione del Sud America degli anni settanta, prima che in ogni Paese vadano al governo movimenti e partiti che vedono questa Europa come il fumo negli occhi. Anche perché non è detto che sarebbero tutti parenti di Podemos...

 




permalink | inviato da effecar il 25/5/2015 alle 17:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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