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ilrompiscatole
 
 

4 giugno 2015
Vogliamo Barabba

Il cantante Jovanotti , invitato a parlare agli studenti universitari, esprime un’opinione sui giovani che lavorano gratis e scoppia il finimondo. Il magistrato Cantone, intervistato in proposito, esprime un’opinione sulla nota vicenda Bindi –De Luca e scoppia il finimondo. Gianni Morandi esprime su FB un’opinione sul problema delle migrazioni e scoppia il finimondo .Ormai si ha l’impressione che qualsiasi cosa dicano i personaggi pubblici, politici e non ,il ludibrio telematico e la gogna mediatica siano assicurati, complice il modo spesso subdolo con cui i giornalisti riportano le loro affermazioni. Premesso che chi scrive non condivide neppure la versione edulcorata delle idee di Jovanotti sul lavoro gratuito, è doveroso ricordare che il cantautore non ha propriamente tessuto l’elogio dello sfruttamento delle prestazioni d’opera altrui. Ha semplicemente ricordato come talvolta ai ragazzi da sempre capiti di offrirsi volontari per l’allestimento di sagre o altri eventi e di come ciò possa rappresentare per loro un importante bagaglio esperienziale. Solo questo. Identico ragionamento si potrebbe fare per Cantone, passato da un giorno all’altro dalle stelle dell’idolatria collettiva alle stalle dei commenti sprezzanti o indignati nella galassia dei social network. Cantone, fino a prova contraria, ha espresso giudizi di tipo giuridico, da tecnico qual è, auspicando-de iure condendo- una modifica della Severino che precluda lo svolgimento di incarichi istituzionali anche a chi si è reso responsabile di comportamenti, attualmente non considerati dalla legge, molto più gravi di un abuso d’ufficio. Tutto qui. Ancora più grave , se vogliamo , è infine l’aggressione becera, indecente, indegna di un Paese civile cui è sottoposto da settimane Gianni Morandi, reo agli occhi di migliaia di utenti di FB di aver paragonato i migranti che oggi approdano sulle nostre coste agli italiani che, nel secolo scorso, emigrarono in massa all’estero in cerca di lavoro e di migliori condizioni di vita. Personalmente non condivido tale parallelismo (gli italiani potevano mettere piede in Germania,Francia o Svizzera solo se muniti di un regolare contratto di lavoro, motivo per cui la clandestinità – al contrario di ciò che accade attualmente da noi - era un fenomeno sconosciuto o estremamente marginale), ma non mi sognerei mai per questo di insultare Morandi, di riempirgli la bacheca di villanie e epiteti irripetibili, di augurargli la morte o le peggiori sventure.Cosa stiamo diventando? O, peggio, cosa siamo sempre stati e non ce n’eravamo mai accorti?

Viviamo in un ‘epoca in cui le informazioni circolano a velocità supersonica. Per i bardi del web e di tutto ciò che interconnette e mette in rapporto persone, cose e continenti, questo è un fenomeno estremamente positivo, di cui dovremmo esser grati in modo imperituro a chi lo ha inventato . Ma come al solito, in queste analisi celebrative, leibniziane, da Dott. Pangloss e migliore dei mondi possibili, c’ è un rovescio della medaglia che si fa finta di non vedere. Questo rovescio si chiama talvolta superficialità, apprendimento parziale e giudizi tranciati con l’accetta a fronte di notizie veicolate a loro volta in maniera approssimativa o con titoli d’effetto; talaltra si chiama "sbobinamento incontrollato delle nevrosi", un qualcosa che trasforma la Rete in un’immensa vasca di decantazione delle frustrazioni e delle insoddisfazioni personali. Basta andarsi a leggere i commenti che fioccano nelle versioni online dei maggiori quotidiani o dei blog più frequentati per rendersene conto. Un campionario rutilante e policromo di cinismi, volgarità , meschinità e cattiverie gratuite che fa venire la nostalgia delle lettere al direttore o della posta del cuore delle riviste femminili.

E’ in tali luoghi, celati dal comodo usbergo di una tastiera, che il popolo degli internauti si diverte ad esercitare il dileggio come forma anomala e distorcente di comunicazione. Il dileggio su tutto e tutti. Non c’è categoria professionale che vi sfugge, tutte sono ricettacolo di parassiti sovra-pagati o di incalliti evasori. Si è iniziato coi politici, si è proseguito con i pubblici dipendenti e ora l’ukase selvaggio dei cyber commentatori si accanisce indistintamente su ogni corpo sociale del Paese: professionisti, insegnanti, imprenditori, forze dell’ordine. Si salvano solo operai e disoccupati, ma soltanto perché, trovandosi in tempo di crisi nel sottoscala del grattacielo sociale, nessuno finora ha trovato il coraggio di parlarne male. Quando qualcuno lo troverà, state pur certi che non faticherà a trovare anche un buon numero di appassionati epigoni.

Così però si frantuma un Paese, così si mandano a ramengo decenni di sforzi per rendere coese le varietà – geografiche e di status - che lo compongono. Nessuno sembra darvi soverchia importanza, ma con questo imbarbarimento comunicativo, con questo messaggio che ridiventa mezzo nel senso più deteriore del termine, si corrono principalmente due rischi: il primo, quello di creare una pericolosa frattura tra le diverse componenti della società italiana. Se il professore è, a prescindere, un fannullone incompetente e il poliziotto, a prescindere,il feroce cane da guardia di un potere corrotto e corruttore, chi ci va di mezzo non sono gli esponenti di quelle categorie ma la convivenza civile nel suo complesso, lievito indispensabile di ogni democrazia degna di questo nome.

Il secondo rischio è quello di delegittimare non tanto i singoli politici, ma la politica nel suo complesso; la politica come strumento di composizione dei conflitti e di rappresentazione di istanze e bisogni. E’ il rischio che, dopo i guasti del ventennio berlusconiano, attualmente si divertono ad alimentare i Grillo, i Renzi e i Salvini.

Beppe Grillo questo deterioramento del dibattito politico, sotto la coltre della lotta al malaffare e agli sprechi, lo ha inaugurato e lo ha spudoratamente vellicato, con i suoi slogan ad effetto, con la studiata aggressività dei suoi "sermoni", con lo sdoganamento dell’insulto e della sconcezza. E’ difficile credere che il comico genovese non si rendesse conto, nel momento in cui ha scoperchiato il vaso di Pandora delle insofferenze collettive, che così facendo il suo movimento avrebbe avuto un elettorato tenuto insieme più dal collante della rabbia che da quello della proposta, con le conseguenze che è facile immaginare sul livello della sua offerta politica .Perché in politica non basta vantare un buon ceto politico, servono anche i buoni elettori. Così come non basta vivere in eterno di antipolitica, specialmente se ci si presenta puntualmente alle elezioni smentendo , nei fatti, ciò che a chiacchiere si va sbandierando in ogni piazza: antipolitica e urna elettorale sono termini antipodici.

Renzi, a sua volta, ha fatto proprio un famoso concetto di Leonardo Sciascia ("il cretino di sinistra ha una spiccata tendenza verso tutto ciò che è difficile. Crede che la difficoltà sia profondità"), deformandolo, banalizzandolo, rendendolo indigesto pure a chi adora Sciascia e il pensiero sciasciano. Perché sarà pur vero che la sinistra italiana ha sempre avuto il difetto della complicazione affari semplici, ma da qui a inscatolare il messaggio politico in tweet e facezie da settimana enigmistica per poi venderlo un tanto al chilo su internet o in tv, ce ne corre. Anche nel caso di Renzi, dunque, si asseconda una moda popolare, si facilita un degrado della qualità del confronto politico per acquisire  consenso a buon mercato e (nel suo caso) gestire indisturbati, da posizioni di potere, i mutamenti che l’attuale temperie socio-economica suggerisce o impone.

Salvini, infine, ha semplicemente tesaurizzato la lezione grillina , piegandola alle proprie esigenze. Ha preso due problemi reali e meritevoli di ben altro approccio - i massici flussi migratori che ci stanno investendo da qualche anno e l’insofferenza crescente verso le istituzioni europee e verso l’euro - e li ha trasformati in due autentiche "star" della televisione e di FB, due totem che si porta in processione senza sosta e tira fuori ad ogni occasione, come le ampolle sacre dei predicatori. Il tutto accompagnato da metaforici rutti e scoregge, ossia da un frasario tanto rozzo quanto efficace (pensiamo alle famigerate ruspe), capace di stimolare a dovere la pancia di un certo genere di elettore.

Il risultato finale di questa politica da taverna è un vuoto farneticare di soluzioni spicce e tabule rase, con le teste mozze del buon senso e della critica ragionata infilate sulla picca di un livore plebeo. "La rabbia degli schiavi ubriachi", tanto temuta dal protagonista de La vergine delle rocce di D’Annunzio - l’ aristocratico decadente Claudio Cantelmo- oggi non è più la sacrosanta rivolta del Quarto Stato di Pellizza, bensì una ridicola secchia rapita, la fanfarona sommossa verbale di una moltitudine finto operaista e molto piccolo borghese di eroi da poltrona che baratta un giusto e meditato sdegno con i trenta denari di un facile vaffa digitato un secondo prima di andare a dormire, senza rendersi conto che così facendo salva sempre Barabba e manda sempre a morte Cristo.

 




permalink | inviato da effecar il 4/6/2015 alle 19:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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