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La sinistra minima

 

Il trucco è semplice, un vero uovo di Colombo: si riduce il programma ideale di un partito storico della sinistra a pochi obiettivi, di grande impatto emotivo ma tali da non rischiare di far impantanare  la forza politica in questione  nelle sabbie mobili di battaglie reputate di retroguardia.  Questi obiettivi inoffensivi la socialdemocrazia annacquata a cui siamo abituati in Europa da Blair in poi li ha individuati  da tempo nella regolazione giuridica delle convivenze, nell’immigrazione , nell’ambiente e nella lotta all’omofobia.  Oggi basta dirsi favorevole al matrimonio gay, all’accoglienza incondizionata e alla riduzione dei gas serra per ottenere un plauso unanime  e poter esibire a pieno titolo le stimmate del progressismo.

 

E i diritti dei lavoratori? La lotta contro le povertà e le diseguaglianze? La moralizzazione della vita pubblica? Lì il moderno partito di sinistra ci va coi piedi di piombo, perché  c’è sempre il pericolo di essere tacciati di passatismo sterile.  Niente di peggio, ad urne in vista (e in un modo o nell’altro, specie in Italia, ci sono sempre urne in vista), di essere additati come nostalgici dell’eskimo. Roba vecchia, il mondo è cambiato, c’è stata la globalizzazione. Il mantra è noto , anche perché ripetuto fino allo sfinimento ad una pubblica opinione col  cervello lavato in continuazione da messaggi come “pubblico è brutto, privato è bello”,“scordatevi il posto fisso”, “la spesa pubblica è il male assoluto”. Certi rigurgiti di vetero marxismo ammuffito meglio lasciarli allora ai partiti della sinistra radicale, quelli dello zero virgola, ma il cui  appoggio può sempre tornar utile al grande partito della sinistra (cosiddetta) riformista quando si parla di unioni civili, di migranti o di difesa dell’ambiente.

 

E',in pratica, il cerchiobottismo dei valori. Come non averci pensato prima. Quando c’è da convincere i cittadini che duecentomila immigrati in più da alloggiare e da nutrire ogni anno e di cui quasi sempre l’Italia  sconosce nazionalità, status (profugo o migrante economico)  e intenzioni (persona perbene o malandrino),sono cosa buona e giusta, sono una “risorsa” ,ci pagano le pensioni e fanno schizzare alle stelle il Pil, il grande partito (cosiddetto) riformista volge il proprio sguardo ai reperti archeologici della gauche classica; quando invece c’è da ridurre le tutele dei lavoratori o tagliare i servizi ai cittadini, si può voltare tranquillamente verso destra, sicuro di trovare solida sponda.

 

Tra l’altro, mentre nel primo caso il partito  (cosiddetto)  riformista  confida nella dabbenaggine della sinistra radicale, la quale non si rende conto che, assecondando una immigrazione incontrollata, si fa un favore grosso quanto un grattacielo alle politiche di desertificazione salariale del peggior capitalismo di rapina, nel secondo la corrispondenza di amorosi sensi con le strategie thatcheriane della destra borghese è salda come  roccia.

 

Nella sostanza, infatti, le ricette economiche dei (cosiddetti) progressisti e dei liberali sono identiche. Le differenze si giocano quasi tutte nel campo dei diritti civili e dell'accoglienza. La destra , a parte  timide aperture sulle convivenze more uxorio tra eterosessuali, brandisce ancora i paletti di frassino quando si parla di unioni gay mentre sull’immigrazione, a parte gli eccessi xenofobi della sua ala populista, ha posizioni  un po’ meno“buoniste” dei colleghi del fronte opposto. Tutto qui. Per il resto, grande concordia sotto il cielo, tant’è che oggi Alfano può affermare senza tema di smentita che tutte le riforme del governo Renzi sono state scritte con la mano destra. Ma la stessa cosa potrebbe dire la Merkel in Germania con riferimento alla Spd o i gollisti in Francia con riferimento all’esecutivo Valls.

 

E’ così che le dominanti dottrine neoliberiste  da quasi trent’anni  vincono anche quando (apparentemente) perdono: hanno trasformato l’avversario di sempre, ossia il socialismo democratico europeo, in un loro clone più accattivante, nel poliziotto buono che manda fuori dalla stanza degli interrogatori quello cattivo e cerca di convincere il sospettato con  modi molto più gentili di quelli del collega. L’osmosi è ormai giunta ad un tale stato di avanzamento che l’elezione di un socialista vecchio stampo come Corbyn alla guida del partito laburista inglese ha scandalizzato più gli esponenti europei della sinistra minima  (tra cui il nostro ineffabile primo ministro,sempre in prima linea quando c’è da marcare le distanze tra il PD attuale e il socialismo dei padri nobili) che i leader conservatori. Per la serie” non c’è più  mondo”: un socialista alla guida di un partito socialista… Dove andremo a finire di questo passo?

 

 


 

 

Pubblicato il 28/9/2015 alle 10.35 nella rubrica Diario.

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